INVIDIA alleata o nemica ?

Tutti noi nella vita prima o poi abbiamo provato l’emozione dell’invidia.

Etimologicamente invidia viene dal latino in –videre, ovvero guardare di malocchio. Oggetto di tale sguardo è ciò che l’altro ha e che si vorrebbe avere ed è sostenuta dal seguente pensiero implicito: Perché lui/lei si ed io no?

Questo sentire emotivo nasce nel li e allora quando vivevamo in tribù, in gruppi e la vita in tal modo era necessaria in quanto il rimanere isolati significava, molto spesso, morire.

Il gruppo condivideva ciò che aveva. Quando uno o più elementi del gruppo possedeva qualcosa che non metteva a disposizione anche degli altri in questi ultimi si generava un senso di insofferenza con conseguente percezione di ingiustizia. Se la giustizia tardava e non c’era un equa distribuzione dei beni il malcontento da parte del gruppo, depauperato dei beni o servizi, faceva emergere il desiderio di possedere ciò che pochi tenevano solo per sé, guardandoli così di malocchio (in –videre ).

Oggi vivere questo tipo di emozione, come potete immaginare, è molto frequente. Sapere che l’80% della ricchezza mondiale è nelle mani solo del 20% della popolazione mondiale può far emergere in noi l’emozione di cui sopra descritta.

Provare, vivere questa emozione è lecita ma farsi vivere da essa diviene invalidante per chi la prova.

Quando un’emozione viene vissuta in modo esasperante rende la persona dominata dall’emozione stessa. Così la libertà di scegliere quale comportamento agire nell’ambiente di vita diminuisce sempre più, portando l’individuo a reiterare il sentire emotivo con conseguente comportamento associato divenendo così automatico / inconsapevole.
La persona pervasa dall’invidia svilupperà emozioni quale: il rancore e la rabbia e metterà in atto comportamenti quale la delazione (Denuncia, accusa segreta), il pettegolezzo e la maldicenza. Eloquente a tal proposito la frase di Esopo: “La volpe che non riesce a raggiungere l’uva perché troppo alta per lei, dirà che l’uva è cattiva”.

Spesso la persona che prova l’emozione dell’invidia, in alcuni momenti e contesti, per mascherare tale emozione la copre con un altro emozione quella della vergogna. Questo perché da bambino nel proprio processo di crescita uno dei messaggi impliciti presenti nei gruppi sociali, è che l’invidia è un’emozione negativa e come tale è meglio non sentirla e non provarla.

Invece è importante accogliere tutto ciò che sentiamo/proviamo senza per questo necessariamente trasformarlo in un comportamento in un agito, ma creando dentro di me uno spazio di ascolto dove nel provare l’emozione dell’invidia la “interrogo” per comprendere quale reale bisogno il mio corpo o la mia persona vuole soddisfare grazie al segnale inviato da quest’ emozione.

E così nell’allearmi con tale emozione, osservandola e ascoltandola posso comprendere, di desiderare di essere maggiormente realizzato nel lavoro o nella vita affettiva e posso iniziare a mobilitare le mie energie in modo costruttivo per raggiungere l’obiettivo per me necessario.

Per chi vuole approfondire il tema vi consiglio:
• U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, 2003, Milano.

BUONA VITA

Come scegliere un buon Counselor

Il professionista che scegli deve ispirarti fiducia, dimostrarti calore e accoglienza, dal momento che con lui affronterai aspetti importanti della tua vita. Al termine del primo colloquio non giudicare mentalmente l’incontro, ma affidati alle prime sensazioni che hai avuto dell’insieme: la personalità e l’umanità del counselor, l’atmosfera dell’incontro, l’ambiente, quanto ti sei sentito ascoltato e libero

di parlare.
Ricorda che un buon counselor dedica in genere un primo colloquio per valutare la tua domanda e per decidere se iniziare un percorso assieme o proporti un percorso alternativo.
In ogni caso possono esserti utili queste brevi linee guida:

  • Un buon counselor fornisce informazioni chiare sul suo operato.
  • Un buon counselor definisce con te obiettivi di lavoro specifici e realizzabili.
  • Un buon counselor non ti giudica e ti rispetta.
  • Un buon counselor non ti propone subito soluzioni, ma è disposto ad ascoltare i tuoi bisogni.
  • Un buon counselor ti riceve in uno spazio adeguato e accogliente.
  • Un buon counselor ti informa sulla sua metodologia di lavoro.
  • Un buon counselor è iscritto ad un registro o ad una associazione di categoria.
  • Un buon counselor fattura. E’ un suo dovere e un tuo diritto.
  • Un buon counselor è supervisionato per garantirti correttezza e qualità dell’intervento offerto e procedere efficacemente nella propria attività professionale.
  • Un buon counselor si sottopone a supervisione per accedere a stimoli per lo sviluppo professionale e il proprio benessere personale, prevenendo stress e burn-out