Paura del futuro ?

Il futuro ci spaventa ! Certo soprattutto in certi giorni, quando le notizie che arrivano dai giornali e la tv non sono per niente rassicuranti , siamo segnati da scenari che ci amareggiano e ci rendono insicuri. Già normalmente il futuro ci spaventa perché esso non si conosce e ciò che non si conosce fa paura. Ecco perché si ha paura di fare c

ambiamenti, in tal modo tutto resta immutato e quindi conosciuto, insomma si ha paura di lasciare la strada vecchia per quella nuova, si ha paura di prendere decisioni e di perdere le sicurezze duramente acquisite nel passato.
Dobbiamo comunque ammettere che la paura ci serve ci mette in condizione di salvaguardare la nostra incolumità prevenendo azioni, che potremmo compiere, pericolose per la nostra sopravvivenza. Se non avessimo paura di un animale feroce, rischieremmo facilmente di essere divorati; se non avessimo paura dell’altezza, ci metteremmo spesso in condizioni in cui sarebbe rischioso cadere e così via. Insomma il futuro rappresenta un’incognita e per questo spaventa, solo che a differenza di altri pericoli è qualcosa di inevitabile perché viene incessantemente verso di noi senza mai fermarsi. Purtroppo o per fortuna la conoscenza si è ampliata a ritmi esponenziali e questo ha portato influenze enormi sul nostro stile di vita e sul modo in cui affrontiamo il nostro futuro.

Cosicché la sensazione è che il futuro più che venire verso di noi sembra che venga conto di noi , si perché il progresso culturale e le trasformazioni del pianeta sono così rapide da lasciare interdetti anche gli uomini più intraprendenti, per cui non finisci di imparare qualcosa che già risulta obsoleta.

Se pensate che fino a due secoli fa, se uno cresceva in una famiglia patriarcale, poteva tranquillamente essere istruito dal nonno, le conoscenze erano più o meno adeguate.Già 40 anni fa, per uno studente in procinto di finire la scuola era scontato proiettarsi nel mondo lavorativo, non ci si poneva neppure il problema. Oggi invece c’è il fantasma di non trovare un posto di lavoro, l’istruzione non previene più la disoccupazione. Adesso avere due lauree sta diventando la base e ancora non basta per essere tranquilli.

Coloro che hanno paura del futuro si stanno ancora aggrappando ai precedenti modelli che richiedevano un atteggiamento passivo: titoli di studio, previdenza sociale, datori di lavoro, istituzioni, la Chiesa. Il nuovo ‘mondo’, quello che ci accingiamo a conoscere, si basa invece sull’indipendenza e atteggiamento proattivo/propositivo praticamente di uno che non ha paura di assumere un ruolo attivo, da protagonista che mette in campo le sue doti , il suo talento nella propria vita.

Pertanto, più si è attivi e meno si ha paura del futuro?Più sarete ‘attivi’ e meno avrete paura di qualsiasi imprevisto, perché sarete padroni totali dei risultati della vostra vita.Insomma preoccuparsi del futuro, alla ricerca di risposte certe non fa altro che aumentare i dubbi oltre a farvi vivere lontani dal qui e ora, invece:

– Provate a bloccare le risposte a questo tipo di domande. In questo modo si evita di entrare in quel labirinto di pensieri, dove, anche se l’intenzione iniziale è quella di trovare una via d’uscita, ogni risposta, non fa altro che farvi addentrare nella parte più profonda del labirinto rischiando sempre più di rimanerci imprigionati.

-Trovate il vostro talento, Il segreto consiste nello scoprire in cosa riusciamo bene, quando stiamo nel nostro elemento non ci accorgiamo nemmeno del tempo che passa, Quando non ci poniamo più la domanda: “che cosa ci guadagno? Ma invece ci chiediamo: “in cosa posso essere utile agli altri?” allora stiamo esprimendo il nostro scopo della vita, SIAMO NEL NOSTRO ELEMENTO , stiamo esperendo il nostro talento.

-Fidatevi del vostro istinto sentire istintivamente in quale direzione orientare le proprie scelte è una fondamentale risorsa personale che va rispettata e potenziata . Paradossalmente l’istinto viene potenziato quando va a “sotto braccio” alla consapevolezza di sé e alla libertà di essere ciò che si è, si perché per esempio se una persona per sentirsi accettata si adatta sino a rinnegare la propria autenticità, si contiene fino a non esprimere il proprio pensiero si allontanerà dal proprio istinto , fino a non riuscire ad udire la sua voce. Vivere una vita simulata e solo di apparenza ammutolisce e mortifica l’istinto.

BUONA VITA

INVIDIA alleata o nemica ?

Tutti noi nella vita prima o poi abbiamo provato l’emozione dell’invidia.

Etimologicamente invidia viene dal latino in –videre, ovvero guardare di malocchio. Oggetto di tale sguardo è ciò che l’altro ha e che si vorrebbe avere ed è sostenuta dal seguente pensiero implicito: Perché lui/lei si ed io no?

Questo sentire emotivo nasce nel li e allora quando vivevamo in tribù, in gruppi e la vita in tal modo era necessaria in quanto il rimanere isolati significava, molto spesso, morire.

Il gruppo condivideva ciò che aveva. Quando uno o più elementi del gruppo possedeva qualcosa che non metteva a disposizione anche degli altri in questi ultimi si generava un senso di insofferenza con conseguente percezione di ingiustizia. Se la giustizia tardava e non c’era un equa distribuzione dei beni il malcontento da parte del gruppo, depauperato dei beni o servizi, faceva emergere il desiderio di possedere ciò che pochi tenevano solo per sé, guardandoli così di malocchio (in –videre ).

Oggi vivere questo tipo di emozione, come potete immaginare, è molto frequente. Sapere che l’80% della ricchezza mondiale è nelle mani solo del 20% della popolazione mondiale può far emergere in noi l’emozione di cui sopra descritta.

Provare, vivere questa emozione è lecita ma farsi vivere da essa diviene invalidante per chi la prova.

Quando un’emozione viene vissuta in modo esasperante rende la persona dominata dall’emozione stessa. Così la libertà di scegliere quale comportamento agire nell’ambiente di vita diminuisce sempre più, portando l’individuo a reiterare il sentire emotivo con conseguente comportamento associato divenendo così automatico / inconsapevole.
La persona pervasa dall’invidia svilupperà emozioni quale: il rancore e la rabbia e metterà in atto comportamenti quale la delazione (Denuncia, accusa segreta), il pettegolezzo e la maldicenza. Eloquente a tal proposito la frase di Esopo: “La volpe che non riesce a raggiungere l’uva perché troppo alta per lei, dirà che l’uva è cattiva”.

Spesso la persona che prova l’emozione dell’invidia, in alcuni momenti e contesti, per mascherare tale emozione la copre con un altro emozione quella della vergogna. Questo perché da bambino nel proprio processo di crescita uno dei messaggi impliciti presenti nei gruppi sociali, è che l’invidia è un’emozione negativa e come tale è meglio non sentirla e non provarla.

Invece è importante accogliere tutto ciò che sentiamo/proviamo senza per questo necessariamente trasformarlo in un comportamento in un agito, ma creando dentro di me uno spazio di ascolto dove nel provare l’emozione dell’invidia la “interrogo” per comprendere quale reale bisogno il mio corpo o la mia persona vuole soddisfare grazie al segnale inviato da quest’ emozione.

E così nell’allearmi con tale emozione, osservandola e ascoltandola posso comprendere, di desiderare di essere maggiormente realizzato nel lavoro o nella vita affettiva e posso iniziare a mobilitare le mie energie in modo costruttivo per raggiungere l’obiettivo per me necessario.

Per chi vuole approfondire il tema vi consiglio:
• U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, 2003, Milano.

BUONA VITA

Come scegliere un buon Counselor

Il professionista che scegli deve ispirarti fiducia, dimostrarti calore e accoglienza, dal momento che con lui affronterai aspetti importanti della tua vita. Al termine del primo colloquio non giudicare mentalmente l’incontro, ma affidati alle prime sensazioni che hai avuto dell’insieme: la personalità e l’umanità del counselor, l’atmosfera dell’incontro, l’ambiente, quanto ti sei sentito ascoltato e libero

di parlare.
Ricorda che un buon counselor dedica in genere un primo colloquio per valutare la tua domanda e per decidere se iniziare un percorso assieme o proporti un percorso alternativo.
In ogni caso possono esserti utili queste brevi linee guida:

  • Un buon counselor fornisce informazioni chiare sul suo operato.
  • Un buon counselor definisce con te obiettivi di lavoro specifici e realizzabili.
  • Un buon counselor non ti giudica e ti rispetta.
  • Un buon counselor non ti propone subito soluzioni, ma è disposto ad ascoltare i tuoi bisogni.
  • Un buon counselor ti riceve in uno spazio adeguato e accogliente.
  • Un buon counselor ti informa sulla sua metodologia di lavoro.
  • Un buon counselor è iscritto ad un registro o ad una associazione di categoria.
  • Un buon counselor fattura. E’ un suo dovere e un tuo diritto.
  • Un buon counselor è supervisionato per garantirti correttezza e qualità dell’intervento offerto e procedere efficacemente nella propria attività professionale.
  • Un buon counselor si sottopone a supervisione per accedere a stimoli per lo sviluppo professionale e il proprio benessere personale, prevenendo stress e burn-out