Oggi la psicologia è ovunque.
Quando qualcosa è ovunque, diventa terreno di mercato.
Si va su Google e i primi risultati ci portano verso:
I migliori psicologi di Roma.
I più apprezzati.
Già qui qualcosa si incrina. Deontologicamente è fragile. Clinicamente è falso. Umanamente è fuorviante. Accanto a questo, siamo immersi in un flusso incessante di contenuti psicologici semplificati.
- “I cinque segnali di una relazione tossica” –
- “Tre modi per capire se il tuo partner è narcisista”
- Video brevi.
- Checklist.
- Test veloci.
Una psicologia immediata, facilmente digeribile.
Il problema non è divulgare.
Il problema è cosa viene sacrificato per rendere tutto così fruibile.
La sofferenza psichica, che è sempre singolare, contraddittoria, incarnata, viene trasformata in una sequenza di segnali riconoscibili. Il risultato è paradossale:
– tutti sanno nominare, – pochissimi sanno attraversare.
Si crea un’illusione di comprensione che non porta trasformazione. Una psicologia che spiega senza toccare.
E quando la psicologia non tocca più, diventa intrattenimento emotivo.
Poi c’è il tema più delicato.
Quello che riguarda il valore simbolico del percorso psicologico.
Sempre più portali sponsorizzano sedute di psicologia a 49 euro. Sempre più persone iniziano a pensare che quello sia il prezzo “giusto”. Non è solo una questione economica. È una questione culturale e clinica.
Una seduta di psicologia non può essere un prodotto a basso costo.
È il risultato di anni di formazione, spesso dieci o più, e di anni di pratica clinica, in cui il terapeuta ha imparato, a caro prezzo, a stare dentro il dolore dell’altro senza collassare, senza agire, senza fuggire.
Non si paga il tempo.
Si paga la capacità di tenere uno spazio.
Intorno al mondo della psicologia, purtroppo, esiste una grande confusione culturale.
Si tende a mescolare il tema dell’accessibilità alla cura con il valore del lavoro professionale privato, come se fossero lo stesso problema.
Ma non lo sono.
L’accessibilità è una questione pubblica.
Riguarda lo Stato, il sistema sanitario, le politiche sociali,
le scelte collettive su come garantire cure a chi non può permettersele.
Il lavoro clinico di un professionista, invece, appartiene a un altro piano. Se questa distinzione si perde,
la psicologia privata viene caricata di aspettative che non le appartengono e giudicata con criteri che non le sono propri.
Quando le sedute psicologiche vengono svendute, non diventa più accessibile; diventa più fragile.
Questa perdita di valore simbolico ha un effetto concreto, quotidiano, spesso sottovalutato.
Sempre più pazienti infatti iniziano a trattare l’ora di seduta psicologica come un appuntamento qualunque.
Come qualcosa che, all’occorrenza, si può spostare, rimandare, disdire.
- Se piove.
- Se si è stanchi.
- Se arriva un imprevisto.
- Se semplicemente “oggi non va”.
Quando l’ora dedicata alla crescita personale non è più percepita come uno spazio che chiede continuità, esposizione, responsabilità, ma come un servizio flessibile da gestire in base all’umore o alla comodità, il lavoro clinico viene lentamente svuotato.
Le startup della psicologia mordi e fuggi fanno un altro passo in questa direzione.
Mostrano tabelle comparative:
croci rosse e spunte verdi.
- costa meno
- si fa ovunque
- si cambia psicologo facilmente
- non richiede alcuno spostamento
Ma il percorso psicologico non è comodo.
Non è progettata per esserlo. Inoltre la possibilità di cambiare psicologo “facilmente” alla prima difficoltà non è un vantaggio clinico. È spesso una ripetizione della fuga, e poi c’è l’ultimo livello della confusione.
Quello più nuovo, più seducente.
Sempre più persone parlano con l’intelligenza artificiale dei propri problemi. Come se fosse uno psicologo disponibile H24.
- L’AI risponde
- È gentile.
- Non giudica.
- Ha sempre tempo.
Ma attenzione … l’AI non ascolta. Non può ascoltare come ascolta un essere umano.
- Non tiene memoria emotiva.
- Non sente il peso di ciò che dici.
- Non percepisce il corpo.
- Non resta con te nel silenzio.
Uno psicologo terapeuta, invece, sì.
Uno psicologo porta con sé il dolore del paziente anche dopo la seduta.
Lo pensa.
Lo sogna.
Lo elabora.
L’AI non può fare questo. Non oggi. Forse mai. Può simulare una risposta si, ma non può sostenere una relazione.
Cosa fare, allora?
Nulla. O meglio, non inseguire il mercato. Non abbassare il livello per restare visibili. Continuare a fare psicologia come va fatta davvero: con tempo , presenza , fatica.
Con rispetto per la complessità.
Le mode passano. Le illusioni si consumano.
Le persone, prima o poi, capiranno che cambiare psicologo come si cambia un prodotto è una fuga, che il lavoro profondo ha un costo (anche simbolico) e che l’AI non può rispondere alla sofferenza umana.
E quando questo accadrà, non si cercherà più “il migliore psicologo”, MA UNO PSICOLOGO VERO .
- Uno che non promette.
- Uno che non semplifica.
- Uno che non intrattiene.
Uno che sa restare con te, anche mentre tremi.
Dr. Vincenzo D’Angelo psicologo
Qui non si distribuiscono rimedi pronti all’uso:
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